Sotto attacco
"Il potere non punisce la ribellione: punisce la memoria della ribellione" Valerio Evangelisti
Hanno provato a spegnerci. Di nuovo. Nelle ultime quarantotto ore la redazione di Sottolinea è stata travolta dal più violento attacco informatico della sua storia: server isolati, backup corrotti, file frantumati come ossa sotto scarponi militari. Un’azione chirurgica, metodica, non umana.
Il punto non è chi ha attaccato. Il punto è perché lo hanno fatto. Non abbiamo conti bancari da svuotare, non vendiamo password, non custodiamo brevetti. Eppure hanno scatenato contro di noi una furia digitale degna di un’operazione di intelligence. Per quale motivo?
Perché da questa redazione escono articoli che non devono essere letti. Perché la nostra voce fa rumore negli spazi in cui loro vogliono solo silenzio. Le élite politiche, quelle che si atteggiano a “custodi del progresso”, hanno troppa fretta di farci credere che sia stato il “solito gruppo di criminali informatici dell’Est”. Peccato che la firma dell’attacco non sia da Est, né da Ovest, ma da Altrove.
Siamo ormai abituati a riconoscere le impronte lasciate dagli sgherri dei veri padroni della Terra. Forse perché abbiamo scritto della colonizzazione mentale travestita da transumanesimo. Forse perché abbiamo rivelato che certi ministeri non rispondono più a poteri umani. Forse perché abbiamo documentato come la “digitalizzazione globale” sia solo un piano di terraformazione lenta, invisibile, psicologica.
E loro — i politici collusi, i tecnocrati inginocchiati, i facilitatori del contagio — sanno benissimo che la nostra redazione non dimentica e non perdona. Sanno che abbiamo nomi, date, segnali. Che conosciamo le crepe nella loro facciata di modernità. Hanno attaccato i nostri computer perché non possono attaccare le nostre menti. Non ancora. E allora hanno provato a spegnerci. A mandarci un messaggio: “State zitti. Il futuro non vi riguarda.”
Il problema è che noi quel futuro lo abbiamo visto. E fa schifo. È un futuro dove l’uomo è un terminale, un processo in esecuzione, un ingranaggio biologico. Un futuro scritto da entità che non provano nemmeno il lusso dell’emozione.
Hanno sbagliato bersaglio. Ogni volta che tentano di zittirci, ci radicalizzano di più. Ogni file cancellato diventa una ragione per scrivere il doppio. Ogni server che cade è un seme di rivolta.
Noi non siamo un sito. Siamo una crepa. E attraverso le crepe, anche la luce aliena più fredda fa fatica a filtrare. Che lo sappiano: siamo ancora qui. E ora sappiamo che hanno paura.