Il sonno dell'umanità genera algoritmi

Il sonno dell'umanità genera algoritmi
Nessuna porta è davvero chiusa


Ci hanno rubato anche la rabbia. L’hanno sterilizzata, trasformata in hashtag, compressa in reel di trenta secondi. La chiamano libertà d’espressione, ma solo se resti dentro il recinto, se ti indigni con misura, se ti inginocchi davanti all’algoritmo chiedendo visibilità.

La società è anestetizzata. Dorme da anni, cullata dai talk show, ipnotizzata dalle breaking news. Ma noi no. Noi siamo i rumori che non vogliono sentire: la sirena che disturba, il tamburo che chiama, la voce che graffia il silenzio.

Ogni volta che un giornale chiude, che una piazza si svuota, che un compagno viene zittito da un algoritmo o da un tribunale, il potere applaude. Ogni volta che ci dicono “complottisti”, quello che intendono davvero è: indomabili.

Sottolinea non è un giornale, è una barricata. Le nostre parole non cercano consenso, cercano micce. Perché la verità, oggi, non si pubblica: si incendia.

Abbiamo visto i ministri fare carriera sulle nostre ossa, i giornalisti darsi pacche sulle spalle nei bar della capitale mentre gli studenti venivano manganellati fuori dalle prefetture. Li abbiamo visti parlare di “sicurezza” mentre chiudevano spazi occupati e sgomberavano la speranza. E li abbiamo visti, soprattutto, riderne.

Loro hanno le televisioni, noi abbiamo le strade.
Loro hanno le querele, noi abbiamo la memoria.
Loro hanno paura del buio, noi siamo il buio.

Non chiediamo perdono e non cerchiamo perdono. Non abbiamo più santi, né partiti, né padroni. Solo la parola e la sua ferocia.

La prossima volta che vi diranno che Sottolinea diffonde odio, ricordatevi che è vero. Diffondiamo odio per l’apatia, per la menzogna, per il veleno del consenso. Diffondiamo la voglia di disobbedire, di ridere ai loro processi, di sporcarci di nuovo le mani nella verità.

Il potere non crollerà da solo. Ma scrivere è ancora un modo per minarne le fondamenta. E ogni frase che non passa dal loro filtro è un mattone in meno nella loro fortezza.

Ci troveranno sempre lì, dove la notte si fa più scura: con una penna in una mano e un accendino nell’altra.

La Redazione di Sottolinea

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